Archivio di marzo 2011

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Per i contributi donati si ringraziano:
 

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  • ALESSANDRO CARRUS – VIA BANDELLO 18 - 09131 CAGLIARI
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  • ANDREA CADONI – Loc. Figarba 1 – 08030 Escolca (CA)
  • VENERANDA MEREU – via Carlo D’Arborea 5 – 09030 Elmas (CA)
  • PASTICCERIA ARTIGIANALE di Frau Alessio . via dei Donoratico, 59 – 09131 Cagliari
  • DRAGONFLY s.n.c. – via Tiziano, 68 – 0128 Cagliari

 

 

Come il cielo stellato in terra

È necessario uccidere il Toro, così da infiammare Colui che protegge dalla morte a venirci accanto[…] (Libro Persiano della Creazione).

Noto in Asia e in tutta Europa con i nomi Mithra, Mitra, Meitros, Mihr, Mehr, Meher (che pare verosimilmente significhi contratto, patto, accordo, giuramento, amicizia, alleanza …), ebbe inizio in Anatolia (odierna Turchia asiatica) sin dall’Età del Bronzo (ca. quattromila anni fa). Diffuso successivamente in Persia, nella seconda metà del I sec. d.C. arrivò anche a Roma fino a diffondersi in tutto l’Impero (soprattutto nella capitale e ad Ostia) e lungo tutto l’arco del  limes che separava il suo territorio da quello abitato e percorso dai barbari.

Per oltre trecento anni buona parte dell’Impero Romano ha venerato il dio Mithra e il suo mistero che sembra siano stati introdotti nel mondo greco-romano dai pirati di Cilicia (l’attuale Turchia), deportati da Pompeo nel 67 a.C. in Grecia ove, però, questo culto ha lasciato scarse testimonianze (secondo altre fonti, invece, le differenze con il culti del dio di origine orientale sono tante e tali da far pensare che il culto di Mithra sia stato creato dal nulla proprio nella Città Eterna). Piuttosto numerose ed evidenti sono le tracce superstiti nella penisola italica dove questo culto si affermò già dalla fine del I sec. d.C. . Attraverso le guarnigioni militari e agli schiavi, si diffuse poi molto rapidamente nelle province nordiche di Mesia (Serbia e Bulgaria), Dacia (Ungheria), Pannonia (Croazia, Slovenia), Germania, Britannia (Gran Bretagna), ma anche in Armenia, Siria, Israele e Africa del Nord.

La notorietà ed il fascino del mithraismo (quale somma forma di raffinato culto precristiano), furono finanche argomento di discussione da parte dello storico greco Erodoto, del biografo Plutarco, del filosofo neoplatonico Porfirio e di San Gerolamo (conosciuto come il padre e dottore della Chiesa).

In ogni modo, secondo la mitologia persiana, Mithra nacque da una vergine chiamata Madre di Dio, restava celibe per tutta la vita e predicava tra i suoi discepoli il controllo di sé, la rinuncia e l’astinenza dalla sessualità.

Esso simboleggiava inoltre:

  • un  sistema etico in cui la Fratellanza ne sosteneva tutto l’impalcato al fine di creare un unico blocco contro le forze del male;
  • la Luce del Mondo come simbolo di Verità, Giustizia e Lealtà, insieme;
  • il tramite Cielo/Terra.Per i devoti Mithra avrebbe quindi garantito la Somma Giustizia, l’Immortalità e la Salvezza eterna nel mondo a venire dove la Luce avrebbe trionfato sulle tenebre.Seppure esistono due differenti leggende riguardo alla nascita di questa divinità, esse sono accomunate dalla scelta di incarnarsi per sconfiggere il male per salvare il genere umano. Infatti mentre la prima leggenda narra  che Mithra sarebbe nato dalla pietra (dalla quale sarebbe emerso armato di una daga nella mano destra e una fiaccola nella sinistra), la seconda, invece, racconta di come il dio decide di venire al mondo incarnandosi nel ventre di una vergine (vedendo la luce in una grotta). I festeggiamenti per la sua nascita avvenivano il 25 Dicembre (la Chiesa ha accettato solo nel IV sec., nel 335 d.C. ca. , tale data come effettiva data di nascita di Cristo) e, sempre secondo la leggenda, Mithra avrebbe abbandonato il  mondo terreno per tornare al Cielo 33 anni dopo.

A prescindere dalla nascita, la vita di Mithra è stata una  vita eroica perché, dopo aver vinto il Sole, si accorda con esso (a simbolo di ciò riceve infatti in dono la corona luminosa spesso rappresentata nell’iconografia), cattura un Toro e, trascinatolo nella sua grotta, supera tutte le forze del male.

È proprio il sacrificio del Toro il momento centrale del rito mithraico. È proprio la morte del Toro che promuove la vita e la fecondità dell’Universo.

L’iconografia di tale evento era posta sempre ad una estremità dell’antro, solitamente di forma allungata e con due lunghi banconi ai lati, in cui venivano celebrati i sacrifici rituali ed i banchetti cultuali.

Oltre al dio (e al Toro), nella tauroctonia erano sempre presenti delle figure simboliche ben precise: un cane ed un serpente che bevevano il sangue del Toro; uno scorpione che lo pungeva ai testicoli; delle spighe di grano che germogliavano dalla coda dell’animale morente; un corvo.

Il loro significato è incerto, tuttavia secondo la leggenda:

  • lo scorpione ed il serpente sono viste come simbolo delle forze del male (inviate dal dio maligno Ahriman) che tentano di impedire al sangue ed al seme del Toro di raggiungere e fecondare la Terra;
  • il cane dal sangue del Toro, invece, ne trae forza;
  • le spighe simboleggiano la forza vitale che si libera dal Toro morente a favore delle piante verdi;
  • il corvo, infine, rappresenta il messaggero divino, il contatto tra Mithra ed il Sole.Una interpretazione molto diffusa e suggestiva lega i vari animali alla rappresentazione astronomica e astrologica del cielo (e delle costellazioni), mentre l’uccisione del Toro e la presenza del Sole fanno pensare ad un occulto rito che alluda al meccanismo di precessione degli equinozi.

Nell’iconografia Mithra è frequentemente associato anche a Veruna, insieme al quale personifica i due aspetti del cielo (diurno e notturno), nonché l’Ordine Cosmico e umano: Varuna punisce i malvagi e i trasgressori, mentre Mithra è protettore della giustizia e dei patti, del bestiame e degli uomini….. degli uomini giusti.

Il carattere cosmico di Mithra è sottolineato poi dalla costante presenza al suo fianco dei due dadofori,  Cautes e  Cautopates  (affini al dio), insieme al quale costituiscono una sorta di trinità che rappresenta il corso della giornata, rispettivamente: il Sole dell’aurora, del mezzogiorno e del tramonto (inteso come ciclo vitale essa rappresenta invece il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte). Al termine della sua opera, con l’aiuto del Sole, Mithra sarebbe salito al Cielo, da dove continuerebbe a proteggere gli esseri umani.

Probabilmente in ricordo della grotta in cui la divinità sarebbe nata e/o vissuta, i templi (mitrei) in cui venivano officiati i suoi riti, erano sotterranei (malgrado Mithra fosse una divinità solare). Ciò potrebbe apparire se non altro incoerente, ma pare fu Zoroastro (il grande precursore del dualismo gnostico che insegnava agli uomini il cammino di ritorno all’Uomo Celeste Divino, vittorioso sulla propria natura umana terreste) ad iniziare questa tradizione per la quale l’antro riproduceva simbolicamente l’Universo, e gli oggetti, che in questo trovavano spazio, gli elementi e le parti che lo costituiscono.

Purtroppo si sa poco delle cerimonie, delle simbologie e delle speculazioni cosmo/astrologiche della religione mithraica. Tuttavia da alcuni dipinti ritrovati in vari mitrei (sebbene gli esempi di mitrei contenenti dipinti sono piuttosto rari e più spesso sono presenti sculture o bassorilievi), appare probabile che, durante le liturgie, i fedeli portassero delle maschere che ne mettevano in mostra il livello di iniziazione raggiunto. È noto che la vittoria sul Toro selvaggio interpreta la vittoria dell’Ordine sul caos e sulla barbarie. Il culmine del cerimoniale era un banchetto a base di pane (prodotto dal grano che nasce dal midollo del Toro) ed acqua (e/o forse vino, prodotto dall’uva, cioè dal sangue del Toro). Sembra, inoltre, che esistesse una sorta di percorso di redenzione attraverso sette porte (non necessariamente da intendersi fisicamente), una per ciascun livello di iniziazione, una per ciascun circolo celeste allora noto (Mercurio, Venere, Luna, Sole, Marte, Giove e Saturno), verosimilmente rappresentate dalle icone dei sette simboli di Iniziazione.

Esistevano, quindi, sette gradi iniziatici (come ad Eleusi) che permettevano all’Iniziando di passare tra i sette corpi celesti, assicurando l’inversione della discesa (quindi…., l’ascesa) dell’Anima umana nel mondo al momento della nascita.

I gradi iniziatici erano pertanto i seguenti:

1) Iniziazione Corvo: è il primo grado iniziatico che simboleggia la morte dell’Iniziando (nella Persia antica era abitudine esporre i cadaveri sulle torri funerarie perché fossero mangiati dai corvi) che spiritualmente rinasce. Rinato, all’Iniziando viene assegnato un  mantra da ripetere mentre i suoi peccati venivano lavati con una sorta di rito battesimale celebrato con l’acqua (o, verosimilmente, attraverso un’abluzione nel sangue del Toro sacrificato che, in alcuni mitrei, veniva raccolto in una cella chiamata  fossa sanguinis ubicata al di sotto della sala principale e collegata ad essa tramite un sistema di tubature). Adesso l’Iniziando si apre a una nuova esperienza, a una nuova dimensione, quella della Luce, sotto la protezione di Mercurio.

2) Iniziazione Nymphus (Crisalide): è’ il secondo grado iniziatico e, così come dalle larve nascono le farfalle, ora l’Iniziando può vedere oltre il proprio guscio e finalmente libero librarsi verso la Luce della Verità. Promesso al culto di Mithra, diviene suo sposo (amante) offrendo alla statua che lo rappresenta, un calice d’acqua (il calice simboleggia il suo cuore ri-nato e l’acqua l’amore in esso contenuto). Il grado della Crisalide è sotto la protezione di Venere.

3) Iniziazione Miles (Soldato): è il terzo grado iniziatico, quello che simboleggia la battaglia. L’Iniziando doveva inginocchiarsi (in segno di ri-conoscimento e sottomissione all’Autorità) e spogliato (simbolo della rinuncia della vecchia esistenza) veniva bendato e le sue mani legate.

Gli veniva quindi offerta una corona sulla punta di una lancia (…) e ormai libero dalle corde (a rappresentare la liberazione dalla materialità del mondo) e dalla benda, l’Iniziando, col dono della Luce, rimuove la  corona dalla propria testa mettendola sulla spalla (a simboleggiare la rimozione della ragione) permettendo a Mithra di essere sola ed unica guida. Per l’Iniziando, ora sotto la protezione di Marte, cominciava la vera battaglia contro il suo vero nemico (il suo essere basso).

4) Iniziazione Leo (Leone): sotto la protezione di Giove, è il quarto grado iniziatico, il gradino per entrare nella porta Celeste, nella dimensione di Pura Luce per mezzo della quale all’Iniziato, dopo aver dimostrato forza e vigore interiore, si apre una nuova visione del mondo. Da questo grado in poi, gli Iniziati partecipavano alla comunione, al banchetto rituale con acqua, vino e pane, che simboleggiava l’ultima cena di Mithra con i suoi compagni/fratelli, prima della sua ascesa al Cielo sul carro di Sole.

5) Iniziazione Perses (Persiano): è il quinto grado iniziatico. Il rappresentante del Persiano è Cautopates, il pastore con la torcia abbassata. E’ il grado che sottende al ruolo di Custos Messium (Custode delle Messi, la costellazione che si trova tra Cassiopea ed il Polo Nord Celeste, vicino a quella della Renna) delle grotte mithraiche. L’Iniziato era purificato con il miele, perché era sotto la protezione della Luna (il miele è verosimilmente associato con la purezza e la fertilità della Luna che in Iran antico era considerata la fonte del miele …., da qui l’espressione luna di miele che non significa solo il mese dopo il matrimonio, ma bensì la continuazione dell’amore e della fertilità nella vita matrimoniale). Il grado del Perses è sotto la protezione di Luna.

6) Iniziazione Heliodromo: è il sesto grado iniziatico. Il rappresentante dell’Heliodromoè  Cautes, che solleva la torcia e preannuncia il sorgere del Sole. Simboleggia il levar del Sole e il viaggio quotidiano del dio attorno alla Terra. Nel grado di Heliodromus (letteralmente Camminatore del Sole) sotto il Sole, l’Iniziato imita il Sole al banchetto rituale, sedendosi accanto a Mithra (il Padre), di rosso vestito (come il Sole, il fuoco, il sangue della vita).

7) Iniziazione Pater: è il settimo e il più alto grado iniziatico, quello che simboleggia il Tempo dell’Oro, l’Età Aurea (il poeta greco Esiodo tra il VIII e il VII secolo a.C., narra dell’esistenza di una mitica Età dell’Oro, posta all’inizio dei tempi, quando gli uomini, commensali degli dèi, vivevano in pace, liberi da ogni fatica e al riparo da ogni pericolo, nutriti dalla generosa Terra che procurava loro ciò di cui avevano bisogno). Questi era il rappresentante di Mithra sulla Terra, la personificazione della Luce che fungeva da guida (nell’iconografia è spesso rappresentato con un bastone, simbolo del suo carico spirituale). Il grado del Pater è sotto la protezione di Saturno.Il culto di Mithra fu professato in grotte naturali spesso vicino ad una fonte d’acqua, storicamente legata alla figura femminile, alla donna sorgente di vita per eccellenza, ma anche liquido amniotico (il pozzo d’acqua come grembo materno). Nell’antico Egitto l’acqua assumeva un significato particolare; le sue capacità agricole dipendevano dalla regolarità delle piene del Nilo. Tutto dipendeva dall’acqua. (non a caso tutte le grandi civiltà si sono sviluppate intorno a corsi d’acqua: il Nilo, il Tevere, il fiume Giallo, il Tigre e l’Eufrate, l’Indo etc.). Nell’antica Mesopotamia, poi, una divinità dell’oltretomba chiamata Enki, riempiva di acqua le vasche dei primi templi affinché semidei (in forma di pesce) potessero donarla agli uomini. Anche i fedeli dell’antica Persia la raccoglievano in anfore e versavano libagioni in coppe predisposte di fronte agli altari. In queste antiche cerimonie religiose, la vasca e il bacile, l’anfora e la coppa rappresentavano, appunto, la creazione della vita. In grotte naturali oppure in piccoli santuari, i mithrei (accessibili solo agli uomini), erano costituiti da un vestibolo, dal quale si accedeva al santuario nel quale trovavano posto dei banchi (disposti lungo le pareti laterali) sui quali sedevano gli Iniziati durante le cerimonie segrete ed il banchetto sacro. Il Pater, invece, sedeva su un apposito seggio/trono. L’ambiente si concludeva in una nicchia (o spesso in un’abside) che ne interpretava la parte più importante, poiché, come la volta del santuario, simboleggiava il firmamento e accoglieva il rilievo con la raffigurazione di Mithra che uccide il Toro.

e.m.

Fonti:Roma Mitraica di C. Pavia – Lorenzetti ed. 1986; I Misteri di R. Pettazzoni – Saggio di una teoria storico-religiosa, Cosenza ed.1997; Vol. VI Atopon – Il Titraismo – L’ultima religione di una società di maschere di G. Lampis; Roma sotterranea di R. Luciani – Palombi ed. 1984; Il Mitraismo un codice cosmologico di A. Economo da MIZAR La scienza del mistero anno IV 02-03.

 

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Mezzogiorno

L’ora del mezzogiorno è stata per lungo tempo l’unica ora chiaramente identificabile prima dell’ausilio degli strumenti scientifici. Nessun’altra poteva venire determinata con esattezza e men che mai la famosa mezzanotte, la quale solo con il cristianesimo, che ha suddiviso moralmente il tempo, divenne l’ora durante la quale si adunano i demoni. In realtà i “daimones” comparivano proprio al suo opposto orario, allorchè il tempo, una fluidità difficile da fermare, poteva venire “arrestato” o materializzato proprio in quel mentre, grazie ad un semplice palo infisso nel terreno (in seguito diventato uno strumento chiamato gnomone). Quando l’ombra che esso proiettava diveniva più corta del palo medesimo, si era allora nell’ora in cui più alto rifulgeva il sole, il punto in cui la giornata poteva venire divisa in due parti: quella della luce ascendente e quella della luce discendente, con tutto il suo corollario di significati. Se nella prima parte si compivano i sacrifici agli Dei superi, nella seconda si sacrificava a quelli inferi e ai Mani. “In effetti il mezzogiorno capta le energie sovrannaturali sparse nella natura”. Il polo della luce è mezzogiorno, che è in senso simbolico “l’istante immobile, l’ora della ispirazione divina, l’intensità luminosa al cospetto di Dio (Bernardo Chiaravalle).

Mezzogiorno è l’ora di Pan, la caprina divinità greca, da cui deriva la parola “Panico”. Per i popoli dell’antichità era l’ora della magia e dei sortilegi, non la mezzanotte come sarebbe stato poi in seguito.

Questa tradizione si perde nella notte dei tempi ed è parzialmente spiegabile con il fatto che non era possibile misurare il tempo durante la notte, essa era unica e indistinta. Il tempo veniva misurato con la meridiana che proiettava la sua ombra sul terreno o su una scala graduata segnando le ore. Il mezzogiorno era il momento in cui il sole finendo la sua parabola ascendente cominciava ascendere, per cui c’era un attimo in cui apparentemente il tempo si fermava, soprattutto perché la visione dello scorrere del tempo non era lineare come lo concepiamo oggi. Il tempo era visto come circolare e continuamente ricorrente.

Ogni giorno il sole sorgeva, tramontava, poi sorgeva di nuovo il giorno dopo. L’unico momento particolare in cui l’ombra si dissolveva e il Sole cessava di salire ed apparentemente invertiva il suo corso era il mezzogiorno, che veniva perciò investito di una grande valenza magica.

Del resto la meridiana e lo gnomone, l’asse centrale della medesima furono inventati dai Caldei, popolo che classificava ogni ora del giorno secondo influenze astrologiche e divine. Tutti i popoli ripartivano il giorno in tre parti: mattina mezzogiorno e pomeriggio. L’ora di mezzogiorno era annunciata dagli araldi e dalle campane, del resto ancora oggi in alcuni paesi a mezzogiorno si suonano le campane. La prima parte del giorno veniva chiamata il giorno sacro perché in tale parte del giorno si facevano i sacrifici alle divinità del cielo, con vittime bianche che venivano sacrificate con il capo rivolto in alto, mentre il pomeriggio venivano sacrificate le vittime alle divinità degli inferi e agli eroi, quindi le vittime nere e con il capo rivolto in basso verso il terreno. Cielo ed inferi non sono da intendersi come bene e male in quanto per inferi si intendevano semplicemente i trapassati e le divinità ad essi correlati. Mezzogiorno era terra di nessuno. Mezzogiorno segna una sorta di istante sacro, un arresto nel movimento ciclico, prima che si rompa un fragile equilibrio e che la luce nella sua corsa, il solo momento senza ombra, è una immagine di eternità.

Anche Omero ci dice che il mezzogiorno era l’ora riservata alle libagioni in onore dei morti, come del resto la notte: per un istante la metà del giorno diventava notte.

L’ora di Mezzogiorno è una porta attraverso la quale il mondo umano comunica col mondo divino. Fu detto infatti da Servio che quasi tutte le divinità appaiono in quest’ora (Commento alle Georgiche IV,401) e, tra queste, la stessa Ecate. Non c’è dubbio che l’ora meridiana sia stata in Grecia l’ora religiosa per eccellenza, come ci ricorda Roger Caillois nel suo studio su “I Demoni Meridiani” e a cui ci riferiremo inserendone i brani tra virgolette.

Il mezzogiorno corrispondeva analogicamente nella dimensione del tempo anche all’Estate e al Sud nella dimensione dello spazio: due forme di considerare una sola porta, una via a doppio senso di marcia,  accesso dal o ingresso nel mondo divino del Ciclo della Generazione, del Mondo delle Forme.

Il meriggio era però anche un tempo pericoloso poiché, per il motivo segnalato da Servio, il mondo umano e quello divino si confondevano e si univano. L’ombra era considerata il simbolo dell’anima e, quando la prima si accorciava fin quasi a scomparire, era segno che cominciavano a vacillare anche i confini dell’individuazione e si aprivano gli inquietanti scenari della possessione e dell’invasamento divino: la ninfolessìa e il timor panico. Ancora secoli dopo la caduta del mondo classico il profeta Maometto proibiva ai suoi seguaci di cominciare una preghiera esattamente a mezzogiorno, perché gli infedeli in tale momento adorano il Sole (E. Westermarck: Survivances païennes dans la civilisation mahométane).

L’importanza del mezzogiorno nel culto dei morti lo rendeva sacro, perciò a metà del giorno, all’interno dei templi, si tiravano le tende si vietava l’ingresso ai mortali. Anche Porfirio, allievo di Plotino (233-300), diceva essere pericoloso entrare nei templi nell’ora dei morti, questo comportò che sin dall’antichità, al sesto secolo era in uso di chiudere le chiese e i templi a mezzogiorno. Il mezzogiorno viene quindi considerato favorevole agli spiriti ed ai fantasmi. Nei tempi antichi si raccontava che le innumerevoli apparizioni avvenissero a mezzogiorno, questo fino al medioevo. Anche il defunto il cui cadavere non era stato seppellito, appare a mezzogiorno.

Il mezzogiorno è anche il momento che ai vivi di accedere all’altro mondo, numerose leggende in ambito germanico raccontano dell’eroe che entra più volte nell’oltretomba ed ogni volta è mezzogiorno.

In India anche al giorno d’oggi è proibito fermarsi  a mezzogiorno negli incroci, perché infestati da spiriti.

Di notte il sole tramontando visita il mondo dei morti e quindi può involontariamente portare un fantasma in questo mondo: questo se accade è nell’ora del mezzogiorno. Negli inni orfici si accenna a un demone solare che accompagna Helios e l’astro nel suo viaggio, di notte è trascinato nella regione dei morti “se tu visiti le profondità della terra nell’impero dei morti invia nelle ore di mezzogiorno questo demone che di notte trascini”. E’ necessario che l’apparizione di questo demone sia meridiana perché solo in questo momento è possibile, poiché essendo un messaggero di Helios, dio di mezzogiorno per definizione, viene inviato all’ora dei morti per recare notizie ai vivi.

Il mezzogiorno non è solo l’ora dei morti ma è anche l’ora della morte, non tanto per il silenzio e l’immobilità della natura in quel momento, quanto, per essere il momento in cui la forza del sole non si manifesta in forma benefica ma malefica perché dissecante ed assetante e devastatrice. Questa era una visione molto forte in Egitto dove il sole in questo momento della giornata era assimilato a Tifone, divinità terribile e maligna. Era visto come l’astro della morte mentre la luna era  vista come l’astro dell’umidità e della generazione. Il primo col suo fuoco ardente surriscalda la terra e disseca gli esseri col suo calore divorante, la seconda porta l’acqua vivificatrice. A mezzogiorno il sole è nocivo anche perché fa scaturire i miasmi e i demoni, in Egitto veniva allora bruciata della mirra per purificare l’aria.

Conseguenza dell’ora del mezzogiorno nell’antichità era considerata l’assenza di vento, la bonaccia sul mare, la calura insopportabile, il silenzio nel quale piombava il mondo animale e l’immobilità di quello vegetale. In questo lasso di tempo facevano il loro ingresso Dèi e divinità minori, nonché anime erranti, Incubi e Succubi, tutti quanti alla ricerca di Vita. Esse vengono nutrite con i sacrifici ma, in mancanza, si abbeverano vampiricamente alla vitalità degli esseri viventi: “la natura profonda delle Sirene non rappresenta altro che l’antico vampirismo animico, succubi assetate di sperma umano”.

Di ciò erano ben consapevoli anche gli antichi, stando al disegno dell’anfora attica n°1684 del Museo di Berlino: un uomo eiacula gocce di sperma rosse di sangue in direzione di una farfalla, vale a dire di un’anima.

Persino le sirene di Ulisse sono da considerare demoni del mezzogiorno perché colpiscono i marinai costretti a remare in mare sotto il sole del meriggio. Nell’Odissea la descrizione che fa Circe quando dipinge a Ulisse le vittime delle sirene esse formano un ammasso di cadaveri corrotti sino all’ osso, dalla pelle dissecata evidenti vittime del forte calore. Oltre al  gran vento, anche l’assenza di vento era considerata una caratteristica del mezzogiorno.

I greci da buoni marinai sapevano che bisognava remare sotto il sole in assenza di venti che spingessero le navi. Immaginate la situazione, è giorno pieno, non c’è vento la nave avanza lentamente i rematori sono sottoposti ad uno sforzo notevole, la stanchezza li estenua e per giunta è mezzogiorno, l’ora dei morti e della diminuzione dell’ombra, istante sacro e pericoloso, nel torpore sembra di sentire la voce delle sirene, e viene la tentazione del sonno nel momento in cui il sole è allo zenit i suoi raggi verticali minacciano l’insolazione, tanto più terribile in mare aperto perché la lucida distesa delle acque senza onde riflette la luce. In tali condizioni la voce delle sirene è veramente omicida, il piacere dell’accidia è irresistibile.

Chi si esponeva nell’ora magica all’ardore dei raggi del sole era anche in pericolo di follia soprattutto i bambini che si trovavano per strada intorno a mezzogiorno, essi a volte, si ammalavano gravemente diventando pazzi e non riconoscendo i genitori. Chi si esponeva all’ora magica poteva venire preso da follia vaticinatoria. Di questo erano frequentemente responsabili le ninfe, infatti era considerato pericoloso vedere una forma uscire dalle acque poteva essere una ninfa o una dea. Questo accade all’indovino Tiresia che a mezzogiorno, scorse al bagno la ninfa Cariclo, e la dea Atena e per questo viene accecato, ma gli viene dato in cambio la virtù vaticinatoria.

Torniamo ai fantasmi di mezzogiorno. Secondo quel che dice Microbio (I Saturnalia sec IV-V) il fantasma è quello che appare tra la veglia e il sonno profondo, come si suole dire tra le nebbie del sonno, ove colui che comincia ad addormentarsi crede ancora di essere sveglio e percepisce allora forme anormali per grandezza o aspetto e vortici di oggetti sia spiacevoli che sgradevoli che si scagliano su di lui o vagano qua o là. Di tal genere è Efialte o Lauro, questi secondo la credenza popolare si siedono sullo stomaco dei dormienti, il malcapitato si sveglia con la sensazione di un peso, ma paralizzato dal terrore non riesce a muoversi.

Anche nella tradizione cristiana ci sono apparizioni meridiane, infatti nel forte calore del giorno che Abramo riceve la visita di tre angeli che gli comunicano la prossima di Isacco, mentre egli era seduto all’ingresso della sua tenda. Nella vita di S. Antonio sono descritte numerose apparizioni meridiane di spiriti di demoni o fantasmi. In particolare si racconta di una volta che il santo si mise in viaggio sotto la calura del mezzogiorno gli appare un essere metà uomo e metà cavallo, che implorava il suo aiuto.

Mezzogiorno, la siesta degli spagnoli ovvero l’ora sesta, è così l’ora cardine durante la quale avvengono tutte le aggressioni degli esseri demonico-divini, dalle Sirene a Pan, alle Ninfe e alle Sfingi, com’è documentato nella letteratura.

Da qui tutta una serie di prescrizioni tramandatesi anche nel folklore: a mezzogiorno non bisogna soffermarsi in prossimità di fontane, di sorgenti e corsi d’acqua, o all’ombra di certi alberi, quali pioppi, fichi, noci, carrubi e soprattutto platani, o ancora fissare con troppa insistenza il folto dei boschi. Il pericolo è quello di cadere nel dormiveglia, quella condizione anch’essa intermedia che permette la possessione delle Ninfe o delle Nereidi.

“Coloro che si addormentano a mezzogiorno rischiano di subire, nel corso di incubi di un genere del tutto particolare, l’aggressione di esseri demoniaci, aggressione che comporta turbe fisiche e mentali ben definite. Queste turbe sono attribuite a Pan e alle Ninfe o ai loro sostituti. Se attribuite a Pan, si ha a che fare con un complesso di sensazioni e rappresentazioni che costituiscono l’incubo propriamente detto, nel senso antico del termine. Se attribuite alle Ninfe e, in epoca ellenistica, a creature che all’origine avevano già per conto loro rapporti stretti con l’ora di mezzogiorno, e che ora assumono caratteristiche simili a quelle delle Ninfe (ossia le Sirene), sembra che ci si trovi piuttosto di fronte a un altro fenomeno onirico (ονειρογμός, somnium Veneris) già definito dagli antichi e dotato di proprie ripercussioni mitologiche. I due temi sono d’altronde pressoché paralleli, entrambi fortemente tinti di erotismo. Sono in sostanza i corrispondenti antichi delle credenze, quasi universalmente attestate, negli incubi e succubi”.

Il suono degli strumenti musicali, ma a volte lo stesso frinire delle cicale, possono indurre lo stato semi-onirico, quello del “sonno insonne” com’è chiamato da Sofocle, talché è detto negli Idilli di Teocrito (I, 15): “Nell’ora meridiana non è lecito, o pastore, non è lecito suonare la siringa: temiamo Pan”.

“Vi è ancora un’altra caratteristica di Pan che si lascia accostare all’ora di mezzogiorno e alle abitudini dei pastori: il fatto che egli passi per l’inventore dell’onanismo. Un cenno di Suida a proposito del proverbio il Lidio si trastulla a mezzogiorno non permette di ignorare che l’abbandono caratteristico dell’ora di mezzogiorno fosse particolarmente propizio ad abitudini siffatte”. Dice Suida: Riguarda gli intemperanti: in quanto in quelle ore si danno alla sfrenatezza. Infatti i Lidi si procurano il rapporto sessuale con le proprie mani, pieni del piacere amoroso; il proverbio è uguale a ‘il capraio nella calura’ dacchè in quelle medesime ore i caprai sono dediti alla libidine. “Dunque i caprai, in ciò simili ai Lidi, praticano l’onanismo all’epoca del calore di mezzogiorno. E’ quindi molto interessante notare come Pan sia ritenuto l’iniziatore di tale manovra di cui insegna l’uso ai pastori”.

Ma al di là del semplice evento ludico c’è quello iniziatico del tema della “fecondazione soprannaturale” ovvero del matrimonio con l’essere spirituale o amante invisibile di cui ha scritto anche Elemire Zolla, tema che “può essere legittimamente collegato con l’ora di mezzogiorno”.

L’ora meridiana non è però temibile per gli iniziati che, anzi, ne ricercano l’esperienza, in quanto determina la fecondazione sovrannaturale della psiche: “Ora, mezzogiorno non è solo l’ora in cui è pericoloso disturbare Pan, ma anche quella della sua apparizione nei sogni profetici, tanto che sono stretti i suoi rapporti con essa. In tal caso l’apparizione del Dio è favorevole e costituisce un esempio della pratica ben nota dell’incubatio”. Lo attesta anche una iscrizione trovata nell’800 in Italia:

A Te, suonatore di flauto, compositore di canti, demone benefico, santo Signore delle Naiadi che spargono l’acqua dei bagni, Hygeinos ha consacrato quest’offerta, perché essendoti, o Signore, in persona accostato a lui, l’hai guarito da una dolorosa malattia. presentandoTi tra le mie greggi non in sogno, ma a metà del giorno.

Momento del giorno in cui l’energia, la potenza dell’astro solare è al massimo. Zoroastro, riuniva segretamente i suoi discepoli a M., rimandandoli a mezzanotte dopo  aver congiuntamente celebrato un’agape fraterna e frugale. Il M. corrisponde alla Porta degli Uomini, poiché a tale ora ha inizio il declino del Sole, e nei confronti della giornata corrisponde a quello che il solstizio d’estate rappresenta nei confronti dell’anno. Considerato che la Mezzanotte viene definita la Porta degli Dei, dire che il Lavoro iniziatico comincia a M. in punto rappresenta un chiaro richiamo al confronto tra tale Lavoro con il cammino aspro e tortuoso lungo la via iniziatica, che si snoda dalla Porta degli Uomini alla Porta degli Dei.

Il M. corrisponde quindi alla base della montagna, mentre la Mezzanotte si identifica con la vetta della stessa, traguardo, punto d’arrivo cui ogni iniziato tende, pur restando assolutamente cosciente della  propria imperfezione, specie quale risultato del dovuto confronto con l’assoluta perfezione del Dio : per cui il conseguimento di tale ambita meta resta praticamente relegato al livello di pura chimera.

Un’illusione dunque, che non deve affatto sminuire gli sforzi, le energie prodigate dallo stesso iniziato nel suo incedere lungo il percorso della perfettibilità (v. Mezzanotte).

 

Salvatore Fraghì

Fonti: Le luci del Tempio, Rivista indipendente di studi Tradizionali ed Iniziatici; Marzo 2000, Anno II.

 

 

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