Storia delle antiche religioni – Il dualismo Zoroastriano

Considerato il  fondatore dello  Zoroastrismo o  religione mazdea,  Zarathustra, o Zoroastro, fu un profeta e mistico iranico inviato dal sommo dio Ahura Mazda, il cui significato è  il Signore Saggio,  per guidare verso la salvezza l’umanità soggiogata dalla malvagità di  Angra Mainyu,  lo Spirito del Male.   Ahura Mazda ”Spirito che crea con il pensiero” (avestico) è, infatti, il nome dell’unico Dio, creatore del mondo sensibile e di quello sovrasensibile della Religione zoroastriana. Non  si conosce con precisione il luogo e il periodo in cui sia vissuto Zarathustra; gli studiosi lo collocano il tra l’XI e il VII secolo a.C. Ipotesi più recenti, attestate da una verifica filologica e archeologica ritengono, tuttavia, più plausibile una sua collocazione nell’Età del Bronzo tra il XVIII e il XV secolo a.C.. Geograficamente si ritiene che possa aver vissuto e predicato tra gli odierni Afghanistan e il  Turkmenistan. Egli è il compositore  delle  Gâthâ, le quali si presentano come composizioni liriche religiose facenti parti dell’Avestā. Si tratta di diciassette inni (hâti) suddivisi originariamente in cinque canti (Yasna): il Canto del Signore; il Canto della Felicità; il Canto dello Spirito del Bene; il Canto del buon dominio; il Canto del buon desiderio. La peculiarità delle  Gâthâ, che oltre ad essere la parte più antica e venerata, è rappresentata dall’utilizzo di una lingua differente dal resto della raccolta avestica, tanto da essere assimilata ai più antichi scritti della tradizione indiana: i testi sacri  Veda.  Nell’esposizione delle Gâthâ si possono, peraltro, intravedere svariati elementi esoterici, tanto da risultare tra i testi di più difficile interpretazione dell’intera tradizione indoiranica. Sono, inoltre, presenti elementi che mettono in risalto l’alta moralità e la spiccata religiosità del profeta iranico. Tale risulta essere, ad esempio,  il passo relativo al conflitto persecutivo attuato nei suoi confronti dai  seguaci dei vecchi culti, i cosiddetti  karapan, kavi e Usij, adoratori dei  Daêva, considerate le divinità dell’antico politeismo iranico. Quel conflitto fu causato prevalentemente dall’accusa rivolta ad essi da Zoroastro, che li apostrofò come mistificatori del sacro e adoratori della falsa religione. Persecuzione, quella, che lo indusse ad emigrare dalla propria terra, come viene desunto in un passo di un canto della Gâthâ (Yasna 46, 1): «Presso quale tribù potrò rifugiarmi? Dove fuggire? Vengo cacciato dalla mia famiglia e dalla mia tribù: né il villaggio, né i capi malvagi del mio paese mi sono favorevoli, come potrò servire  Ahura Mazda?». Nel suo pellegrinare Zoroastro scelse di farsi accompagnare da pochi discepoli, i drigu (i bisognosi), i frya (gli amici) e gli urvatha (i compagni) sostenendo, nel diffondere la sua hu mereti (la buona novella) che  tutto  ciò  che  di  benefico  esiste   è stato creato da Ahura Mazdā, mentre tutto ciò che è malefico è opera di Angra Mainyu (Spirito del Male). In quel particolare contesto sociale,  politico e religioso, il polso della situazione era tenuto da una casta di guerrieri, chiamati Mairya, veneratori del  Thraêtaona, (eroe uccisore del drago). I  Mairya eccedevano spesso nella violenza e nella pratica di cruenti sacrifici notturni di indole oscura, distinguendosi nell’uso spregiudicato della pratica sessuale, dell’esercizio della forza e del furore  (aêshma). La loro mitologia e il loro credo erano imperniati su un carattere infero e predatorio, i cui simboli di appartenenza erano di indole malefica. In contrapposizione a tanta violenza e sopraffazione Zarathustra assumeva una posizione avversa alle prevaricazioni e alla insaziabili scorrerie devastatrici di pascoli e raccolti. Piena di simbolico significato nella  Ahunavaitî Gâthâ viene narrata una sorta di parabola detta “del lamento dell’anima del bue” (Gêush  urvan). Tale lamento  simboleggia  la  voce di  un essere sofferente, abbandonato alla furia di crudeli predatori e sacrificatori, alla ricerca disperata di un buon pastore. In tale allegoria viene ulteriormente messo in rilievo il conflitto in essere tra  la società e il clero tradizionale, fondato sul rifiuto della pratica sacrificale del bestiame unito all’uso di bevande allucinogene, il sauma indoiranico, apostrofato da Zarathustra come “urina” (Yasna 48, 10). Zarathustra,in antitesi a tali eccessi, contrappose la sua dottrina fondata sull’etica e sul libero arbitrio. Relativamente all’etica in quanto basata sull’esortazione alla moderazione e al buon comportamento e all’invito a rinunciare ai tanti eccessi. Congiuntamente, nell’esercizio del libero arbitrio, esortò alla fede nel Dio unico Ahura Mazdah, indicando, ma non imponendo, la giustezza dell’esistenza come atto di libera volontà, da attuarsi nella scelta della lotta della Vita contro la nonVita, del  Bene contro il  Male, della Luce contro la  Tenebra. All’uomo era data, infatti, la possibilità di scegliere, come all’inizio liberamente fecero, lo Spirito Benefico (Spenta Mainyu) e lo Spirito Distruttore (Angra Mainyu).  L’insegnamento delle Gâthâ assume qui una nuova dimensione spirituale, spiccatamente introspettiva ed estatica, nel corso della quale a Zoroastro viene rivelata l’essenza dell’esistere come opposizione tra Verità  (asha) e Menzogna  (druj). In tale esperienza estatica i due Spiriti gli appaiono: “come due gemelli in un sogno” (Yasna 30, 3-4). Il dualismo di Zoroastro infatti non è, come si potrebbe erroneamente pensare, tra spirito e materia, bensì tra i due spiriti: Spenta Mainyucontrapposto ad  Angra Mainyu; pertanto esso è ontologicamente indirizzato esclusivamente su un piano di un esistenza spirituale, interiorizzata ed estatica. Tale insegnamento determina i due stati di esistenza, materiale e spirituale, differenti e ben distinti tra loro. Questa concezione viene distinta da Zoroastro nelle Gâthâ come Vita del pensiero (manah) e  Vita corporea (tanu), perciò materiale. Nella Ahunavaitî Gâthâ (Yasna 28, 2) troviamo una corrispondente asserzione a questo tipo di concezione: “Io che intendo servirvi mediante il Buon Pensiero (Vohu Manah), o Saggio Signore (Ahura Mazda), affinché voi rechiate a me secondo la Verità (Asha) i favori delle due esistenze, la corporea e quella del pensiero”. Nella futura rielaborazione zoroastriana, pur sensibilmente modificata, non verrà mai meno, tuttavia, la distinzione netta delle due esistenze: il cosidetto mainyava (spirituale) e il  gaêithya (materiale). Il dualismo concepito dal profeta iranico, pertanto, è esclusivamente di natura spirituale, in quanto i due spiriti, il Male al pari del Bene, vengono considerati poteri universali, capaci di influire realmente sull’esistenza materiale. La spiritualità benefica viene indicata all’origine della creazione materiale, mentre la malefica è, come è scritto in Yasna 30, 4, negazione della vita:  “l’una è all’origine della “Vita” (gaya) e l’altra della “non-Vita” (ajyaiti)”. Il racconto mitico dell’origine cosmica narra della creazione di un mondo ideale, concepito nella purezza dell’uomo e dell’animale, anch’essi ideali, che lo abitarono: era il regno della Luce di Ahura Mazdah, un mondo senza peccato. Ma venne il  tempo della lotta e della contrapposizione generata dalla comparsa di Angra Mainyu,  lo Spirito del Male. Nella cruenta lotta che egli condusse per oltre tremila anni, basata sulla negazione e sulla corruzione del principio di purezza originaria di Ahura Mazdah, riuscì infine a penetrare la Luce e a sopprimere l’uomo e l’animale ideali. Da allora la terra venne invasa da creature corrotte e di origine malefica, le quali vennero generate da Angra Mainyucon l’obbiettivo di scacciare per sempre il Bene dal mondo. Egli tuttavia non riuscì del tutto nel suo intento, in quanto erano compartecipi di questa tremenda lotta i semi benefici lasciati sulla terra dall’uomo e dall’animale ideali. Da questa mescolanza del Bene col Male, infatti, nacquero i primi esseri umani, ponendo fine, di fatto, all’epoca del mondo celeste senza peccato, fondato sulla purezza dell’origine. Fu il preludio della dolorosa storia conflittuale dell’uomo, tuttora chiamato a scegliere tra il Bene e il Male. Lo Zoroastrismo, dunque è un  monoteismo dualista: uno è il Signore Saggio, (Ahura Mazda) creatore di tutte le cose, due gli Spiriti avversi che si combattono per la supremazia sul cosmo: lo Spirito Benefico  (Spenta Mainyu) e lo Spirito Distruttore  (Angra Mainyu). L’esperienza estatica della  religiosità e dell’insegnamento zoroastriano è improntata, pertanto, su rapporti dualistici, altamente simbolico e di antitesi, tra la Luce, che rappresenta la Conoscenza e la Tenebra; ovvero tra manifestato e non-manifestato, tra attività e quiete, nonché sul legame e sull’influenza di questi elementi con la sfera cognitiva e quella appartenente alla vita materiale. Come si evince, dunque, monismo e dualismo non sono incompatibili fra loro, anzi, le stesse religioni si configurano e si determinano tra un dualismo estremo e un monismo assoluto, ponendosi in qualche punto definito tra i due estremi. Il monismo assoluto, che afferma un unico e indissolubile principio divino è rappresentato dall’Ebraismo e dall’Islam. Dal momento in cui subentrano fattori limitativi o influenzanti il potere di Dio, (il fato, il caos, lo spirito, la materia, il bene, il male, il libero arbitrio, etc.) le religioni si allontanano dal monismo assoluto verso l’altro estremo  rappresentato dal dualismo assoluto. Questo enumera come suo più rappresentativo esponente lo Zoroastrismo, il quale postula, come detto, due principi del tutto separati e indipendenti. Il Cristianesimo si colloca in una posizione oscillante, a seconda dei gradi limitativi che vengono assegnati al potere e alla sovranità di Dio, tra i due estremi. Esso oscilla da Lutero a Calvino, più prossimi al monismo assoluto, ad Agostino e a Tommaso d’Aquino, che si collocano in una posizione intermedia, fino all’ala del più estremo  Manicheismo. Il dualismo Cristiano, collocandosi tra queste due estremità, attinge sia dall’orfismo greco che dal dualismo mazdeo. Dall’orfismo in quanto si basa  sull’opposizione  fra spirito  e materia: il Diavolo cristiano rappresentava il Male, ma era anche messo in relazione con la materia in contrapposizione allo spirito. Il dualismo di Zarathustra rappresentava una originale ed innovativa concezione teologica nella storia della religione, in quanto, negando l’unità e l’onnipotenza di Dio, (una sorta di teologia negativa ripresa e sviluppata in seguito dal Neoplatonismo) essa tendeva in questo modo a preservarne la perfetta bontà. Egli fu il primo a sostenere il principio assoluto del Male nella personificazione di Angra Mainyu, il quale rappresenta il primo diavolo nella storia delle religioni. Pur se indipendenti e separati tra loro, i due principi spirituali zoroastriani giungono a contatto, generando un conflitto fatto di lotta cruenta e opposizione. La presenza di una divinità malvagia che si contrappone al Bene implica due importanti conseguenze: in primo luogo che l’origine del Male non è insita originariamente nella natura umana, ma in una entità esterna di concezione universalistica, da cui l’uomo si fa spesso governare. In secondo luogo il successo della creazione, ovvero del prevalere del Bene sul Male, non è affatto scontato, ma richiede la cooperazione dell’uomo  attraverso la capacità di scelta. Il Mazdeismo, benché assolva l’essere umano dal peccato originale, non è affatto deresponsabilizzante, nel senso che propugna quell’impegno sociale e spirituale necessario a determinare il valore e la dignità propria di ogni essere umano, attraverso la libera e responsabile ricerca della Verità e del significato della vita, ponendosi l’obiettivo di costruire una comunità globale in cui  regnino pace, libertà, e giustizia per tutti; e infine, nella  compiutezza del tempo di cui non si conosce l’origine, far prevalere inesorabilmente il Bene sul Male.

Sandro Secci

 

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2 Commenti a “Storia delle antiche religioni – Il dualismo Zoroastriano”

  • parviz kaviani:

    cari Amici di Zoroastro,
    Essendo nato in una famiglia Zoroastriana a Tehran.con genitori di Yazd,mi piacerrebe essere contatao da voi.
    Grazia
    331-4066715

  • Sandro Secci:

    Gentilissimo Sig. Parviz Kaviani.
    Prima di tutto mi scuso con Lei per il ritardo con cui le rispondo. Essendo l’autore dell’articolo su Zoroastro, mi farebbe piacere poter avere con Lei uno scambio culturale sul tema. Pertanto, riferendomi al fatto che Lei è nato da una famiglia Zoroastriana, la invito, se le fa piacere, ad inviarmi una sua recensione sul contenuto dell’articolo.
    Cordialità
    Sandro Secci

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