Betile. Solo pietra?

Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carrai [10]. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo  [11]. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa (omissis) [12].  Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo» [17]. Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità  [18].  E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz (omissis) [19]. Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio[22] (Il sogno di Giacobbe, Genesi 28, 10–22).

Dal racconto nella Genesi sembra quasi normale che Giacobbe abbia decretato la presenza del Dio nella Pietra, dando per scontato fosse essa stessa la causa del sogno, quale unione fra Terra e Cielo e che il posto dove veniva collocata sarebbe divenuto sacro.

È dalla notte dei tempi che le comunità preistoriche hanno innalzato verso il Cielo le  grandi pietre, adorandole come manifestazione divina, utilizzandole come calendari solari e lunari, erigendole come steli funerarie degli eroi di allora. Una cultura megalitica, questa, che fiorì principalmente in Europa ma che si spinse ben oltre, finanche in India e Sud America, dove si possono facilmente trovare splendidi allineamenti di menhir

Menhir, dal bretone “men hir” (pietra lunga), è solo una delle espressioni con cui vengono identificate questi elementi. Fra le altre:  Bautasten (pietra eretta); Runestone (pietra delle rune);  Perda fitta (pietra conficcata) e poi  Betile (dall’ebraico “beth ‘El” o dal cananeo “Baith ylia”).

Inserite verticalmente nel terreno, isolate o insieme a monoliti similari a formare cerchi (cromlech) o allineamenti, si possono ammirare come silenziosi guardiani di antiche sepolture….., come misteriosa presenza davanti alla facciata di una Tomba dei giganti.

La loro dimensione varia considerevolmente: i più piccoli hanno un’altezza di circa venti centimetri, mentre il più grande risulta essere stato il  Grand Menhir Brisè (Gran Menhir Spezzato), che ora giace diviso in quattro frammenti nella 2campagna bretone (originariamente doveva essere alto circa venti metri e pesare 330 tonnellate).

Quando si parla di megaliti la mente li accomuna abitualmente alla cultura celtica o bretone ed ai rituali druidici […]. Oggigiorno, grazie alle nuove tecnologie, si ha praticamente la certezza che il  megalitismo si sia evoluto, con infinite sfaccettature, dal neolitico sin quasi all’attualità, e che la parentesi celtica sia stato solo un momentaneo riappropriarsi di precedenti elementi.

Tuttavia, malgrado le numerose teorie e le troppe congetture, si conosce ancora poco delle pratiche religiose dei popoli che, circa 5000 a.C., innalzarono i primi menhir. Ragionevolmente si può comunque ipotizzare che questi fossero inizialmente utilizzati nei rituali di fertilità, o quali indicatori dei cicli stagionali, da quelle comunità che non soffrivano la dicotomia scienza/misticismo ed i sacerdoti erano astrologi ed astronomi, assieme.

Col passare del tempo (e delle culture), molti  betili furono distrutti per fornire il materiale per innalzare monumenti di altre, diverse e nuove espressioni megalitiche (che poco o nessun contatto avevano con le precedenti), quali convenienti cave di pietra per realizzare massicciate stradali o, più semplicemente, furono vittima dello spietramento di terreni per uso agricolo.

In Scandinavia e Svezia i  menhir hanno continuato ad essere innalzati (anche successivamente all’Età del Bronzo), principalmente come cippi funerari sulle ceneri di re e valorosi guerrieri, o come steli commemorative di grandi uomini, evolvendosi, fin dal Medioevo, nelle famose  runestones  (così chiamate per le iscrizioni in caratteri runici).

Le più grandi concentrazioni di monoliti si trovano in Francia. A Karnag (Carnac) in Bretagna, si possono ammirare allineamenti con più di 3000  menhir che si ergono in file (lunghe finanche quattro chilometri) in cui le pietre più alte sono localizzate verso Occidentale e le più basse, invece, sul lato orientale; qualche fila termina con un  cromlech (cerchio di pietre). In Sud America si possono trovare menhir in Colombia, dove sono reputati la rappresentazione degli antenati), ed in Argentina, in cui presumibilmente venivano usati nei riti di fertilità. In India ne sono stati censiti e catalogati centinaia, grandi e piccoli; in Italia si trovano in grande concentrazione soprattutto in Sardegna e Puglia.

Sul motivo per il quale i nostri lontani progenitori abbiano eretto queste pietre monumentali è stato immaginato e scritto un po’ di tutto….. Però, nella Bibbia, 3oltre alla divinizzazione del Betilo di cui si è riferito all’inizio, si ritrova anche un utilizzo commemorativo di particolari avvenimenti quali, per esempio, l’attraversamento del Giordano per cui furono eretti dodici pietre a perenne ricordo (Giosuè IV, 1-3, 7, 9).

Particolari raggruppamenti di  menhir in allineamenti, disposizioni circolari o a ferro di cavallo, fanno ipotizzare una loro funzione quali calendari astronomici (a testimonianza di avanzate conoscenze matematiche). I monoliti eretti in Puglia, invece, risultano tradizionalmente utilizzati come segnali per le battute di caccia (specchie), evolutosi, poi, in veri e propri sistemi di comunicazione; allo stesso modo li si può trovare lungo le strade romane quali punti di riferimento.

Certamente, dalla sua origine, il monolito si è trasformato nel tempo, percorrendo rapidamente, nell’ambito della  cultura megalitica, un contesto geografico vastissimo e mescolandosi con genti anche molto diverse fra di loro, che hanno saputo imprimere ciascuna, un’impronta caratteristica ai menhir.

Inizialmente di dimensioni contenute e prive di incisioni, erette progressivamente sempre più alte e decorate, scolpite con veri e propri corredi di armi, queste steli penetrarono via via la  dimesione della natura umana, culminando nella rappresentazione della dualità maschile e femminile con betili mammellari e falliciper la celebrazione di rituali di rinascita.

Anche chi ignora la storia ed il simbolismo di queste pietre, non può non avvertire l’atmosfera di misteriosa sacralità che le circonda; i luoghi dov’erano erette erano considerati sacri dalle comunità locali ne facevano meta di adorazione. Mal tollerato e addirittura condannato dalle religioni rivelate, in particolare dal cristianesimo, il culto dei betili si protrasse in Sardegna sino al 600 (come scrive papa Gregorio Magno), ma, considerati i modesti risultati dell’incessante repressione, si procedette ad una vera e propria cristianizzazione dei luoghi con la santificazione delle stesse steli; si scolpirono quindi, croci sui  betili, si attribuì loro il nome di alcuni santi, si edificarono chiese campestri nelle loro vicinanze, etc., mentre proseguiva senza sosta la demonizzazione anche delle altre divinità pagane (in particolare quella della luce e delle acque). Nel 1800 ca., alcuni solerti curati, dopo aver osservato gli anziani togliersi il berretto allorquando si trovavano al cospetto queste silenziose presenze, imposero perfino una vera e propria rimozione/distruzione fisica delle steli.

Molto si è teorizzato, inoltre, sulla possibilità che un certo numero di menhir sia stato innalzato in determinati punti energetici del reticolo geomagnetico della terra, quali aghi di una gigantesca agopuntura risanatrice di punti patogeni, per irradiare, nella zona circostante, energia positiva. In effetti appare plausibile che alcuni luoghi furono selezionati e modificati per potenziarne la salubrità e quindi per migliorare la vita materiale degli uomini….., per fini terapeutici o, spesso, per elevare lo Spirito umano verso Realtà Superiori. Sicuramente la scelta dei materiali e l’ubicazione delle  grandi pietre non furono casuali e se alcuni  betilifurono trasportati da località lontanissime da antiche culture che non conoscevano la ruota, questo venne fatto in ossequio a leggi dell’energia (di cui si è ormai perduto memoria) e che usava far collimare l’architettura con la medicina, suggerendo di costruire case, templi, tombe, etc., in punti prestabiliti. Anche gli osservatori più scettici o meno attenti, non possono non rilevare di come, quando un sito megalitico viene sconvolto, viene scombussolata anche la natura circostante; gli alberi crescono contorti, come in un tentativo di allontanarsi (i cosiddetti alberi in fuga), sviluppano tumori e rigonfiamenti……., come se oltre alla fisicità del sito fosse stata alterata anche la loro  salute energetica.

Ma questa cultura si è veramente spenta?

Verosimilmente no! Perdura ancora anche se in forma diversa, forse ammantata di superstizione o magari in talune originali prassi new-age. Certamente si conserva nella Tradizione, in quella più vera e sentita, in quella popolare per cui questi luoghi….. , questi simboli hanno conservato le loro virtù e proprietà sanificatrici. Ecco allora il perché alcuni monumenti  megalitici della Gallura, ricevono quotidianamente la visita di sconosciuti da ogni parte del mondo; il perché in Bretagna la Colonna di Santa Brigida è la meta di ragazze da marito che desiderano ricevere auspici per un prossimo matrimonio; il perché il  menhir di Montalgis viene visitato da donne che non riescono a concepire; il perché in Cornovaglia la Men-an-Toll (Pietra Forata), è la sede di leggende che suggeriscono la presenza di un guardiano fatato che prodiga cure miracolose tanto che, da centinaia d’anni, i bimbi malati vengono fatti passare attraverso il foro presente nel monilito.

Mario Camboni

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